Karl Taro Greenfeld
Baburu
FUORI CATALOGO
Collana Saggia/mente
€ 16,00
352 pagine
1995
978-88-461-0009-2
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All’inizio degli anni Novanta Tokyo si trovò al centro di una delle più colossali concentrazioni di ricchezza mai sperimentate a memoria d’uomo. In un clima febbrile di scommesse borsistiche e frenesie consumistiche “chiunque disponesse di uno straccio di capitale da investire e di un Q.I. superiore a 6 poté accumulare dall’oggi al domani fortune da nababbo”. La “Grande Bolla” (o baburu, come appunto si chiamò il miracolo economico giapponese) continuò a gonfiarsi e gonfiarsi... finché scoppiò, lasciandosi dietro una scia caleidoscopica di subculture giovanili.

Che cosa significa oggi vivere nella metropoli più affollata, tecnologizzata e schizofrenica del mondo? Una sorprendente risposta in forma di romanzo-saggio ci viene da questo giovanissimo giornalista nippo-americano, meglio equipaggiato di chiunque altro per farci da guida ai meandri sordidi e scintillanti di una Tokyo come non si era mai vista né sentita in alcun servizio o documento ufficiale.

 

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Susan Blackmore
La macchina dei memi

Collana Saggia/mente
€ 18,60
480 pagine
2002
978-88-461-0043-6

 

 

A guardarci bene, siamo strane creature. Il nostro corpo, come quello di ogni altro animale, si è evoluto per selezione naturale, eppure sotto molti aspetti ci accorgiamo di essere unici. Usiamo la parola per comunicare, combattiamo guerre, crediamo nelle religioni, seppelliamo i nostri morti e ci imbarazziamo di fronte al sesso, guardiamo la televisione e guidiamo l’automobile. Gli esseri umani, e solo loro, possono copiare idee, costumi, abilità, comportamenti, invenzioni, canzoni e storie, e tutte queste cose sono memi.
Dal 1976, quando Richard Dawskin l’ha introdotto per la prima volta alla fine del Gene egoista, il concetto di meme ha affascinato un numero crescente di scienziati, e l’espressione si è diffusa fino a guadagnarsi un posto nei più importanti dizionari di tutte le lingue. Ma ha senso paragonare i memi ai geni? Dove può portarci una teoria memetica?
Come i geni, i memi sono dei replicatori, e lottano per entrare nel maggior numero di cervelli possibili. Questa competizione ha plasmato la nostra mente e la nostra cultura, come i geni hano dato forma al nostro corpo. Sono stati i memi a fare di noi le creature che siamo, cioè le macchine dei memi.

 

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Julia Blackburn
Daisy Bates nel deserto
FUORI CATALOGO

Collana Saggia/mente

€ 14,80
256 pagine
2002
978-88-461-0030-6
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Gli aborigeni la chiamavano Kabbarli, la “Nonna”, ed erano sicuri che non li avrebbe mai abbandonati, mentre per la sua gente non era che un’eccentrica. La sua vita è leggenda, ma seguirne lo svolgimento anno dopo anno è impossibile. Daisy Bates amava raccontare bugie, e sulle proprie origini non doveva sapere molto se decise d’inventarsi un’infanzia su misura. A volte era nata nel 1861, altre nel 1863.
Le tracce si fanno più nitide via via che trascorrono gli anni. Ebbe due mariti. Il deserto australiano e gli aborigeni furono il centro della sua vita, per loro abbandonò un figlio.
L’autrice compie un viaggio in Australia, interroga testimoni, legge diari e articoli, insegue i pensieri che Daisy affida a migliaia di brandelli di carta cuciti insieme a formare rozzi quaderni. Presta così la propria voce alla leggenda, e si può credere che la stessa Kabbarli giurerebbe di aver pronunciato quelle parole: dopotutto era una bugiarda.

 

George Johnson
Simmetrie
FUORI CATALOGO
Collana Saggia/mente
€ 18,60
536 pagine
2002
978-88-461-0027-6

 

 

Fra scarpate ripidissime e torrenti polverosi, canyon scolpiti dall’evoluzione geologica e dita di lava annerite dalla fuliggine, nella regione del New Mexico settentrionale le tribù pueblo dei tewa, degli zuñi e degli hopi hanno per secoli intessuto fantasmagoriche reti di corrispondenze fra animali, stagioni e spiriti stellari per imbrigliare i capricci di quel mondo minaccioso e multiforme.
A poca distanza dalle loro quattro Colline Sacre, un’altra tribù - quella dei biologi, fisici e informatici dei laboratori di Los Alamos e Santa Fe - sta elaborando le proprie teorie da sovrapporre alle irregolarità dell’universo, lungo un cammino che agli esordi del nuovo millennio sembra però arrivato a un punto di non ritorno: in cima a vette di astrazione sempre più vertiginose oscillano particelle trasformate in aloni di pura probabilità; galassie tenute insieme da una materia oscura e invisibile; quark, funzioni d’onda e universi di bit sempre più impalpabili e lontani dalla nostra esperienza.
Fra i due estremi del relativismo e dell’oggettivismo irriflesso, proprio a Santa Fe i teorici della complessità sembrano avere individuato una terza via: la predilezione per strutture e regolarità non è solo una caratteristica del nostro cervello, bensì della stessa materia che ci circonda, inesorabilmente spinta ad autorganizzarsi in livelli crescenti di ordine e simmetria.

 

Margaret Wertheim
I pantaloni di Pitagora
FUORI CATALOGO
Collana Saggia/mente
€ 14,46
400 pagine
1996
978-88-461-0012-2

 

 

Crotone, Magna Grecia, tramonto del VI secolo a.C.: sotto la guida di Pitagora, mistico matematico e sapiente dai gusti esotici, si forma una setta di intellettuali dediti all'ascesi filosofica. Loro aspirazione: immedesimarsi nell'armonia suprema del cosmo celata dietro il simbolismo magico dei numeri.

Ellis, Texas, alba del Terzo Millennio: su iniziativa dei massimi fisici teorici contemporanei si progetta l'esperimento più ambizioso e costoso dell'umanità, una galleria atomica ovale lunga 85 chilometri dal nome fantascientifico di "Supercollisore Superconduttivo". Scopo dell'impresa: ricreare la sintesi di spazio tempo e materia che sta all'origine del Tutto.
Dall'antichità classica all'iperattualità statunitense, dalla combinazione presocratica degli elementi alla fissione postmoderna delle particelle subatomiche: singolare convergenza di un'avventura conoscitiva che dura ormai da 2500 anni e che nell'ansia tecnologica di soggiogare il Mistero dell'Universo rivela una stessa matrice (l'impostazione tecnocratico-matematica), un unico obiettivo (la riduzione dei fenomeni naturali a un pugno di formule) e un solo genere di attori: i maschi.
Ripercorrendo le tappe salienti del pensiero occidentale, la storia della fisica diventa un'accesa requisitoria contro la sacralità della ricerca scientifica e una commossa rievocazione delle rare comparse femminili che con la loro intelligenza e sensibilità hanno aggraziato il duro progresso della tecnica, lasciando al tempo stesso intravedere quali innegabili vantaggi potrebbero derivare alla ricerca il giorno in cui anche nei laboratori si raggiungesse una più equa rappresentanza dei sessi.

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